
Iniziata il 14 luglio 1588, sotto il titolo della Madonna della Neve e S. Giovanni Battista decollato, era probabilmente ultimata nel 1606 quando fu posto in opera il portale in pietra che reca la seguente iscrizione: DEO OPT. MAX. DEI PARAEQ. VIRG. AD NIVES XPIQ. PRAECVRSORI SOCIETAS DISCIPLINOR. DICAVIT ANNO DNI MDCVI (la compagnia dei Disciplini dedicò nell'anno del Signore 1616 a Dio e alla Vergine delle Nevi e al precursore di Cristo).
Danneggiata durante la rivoluzione del 1797, fu restaurata d Don Carlo Amistani (Galli, pp. 87-88).
E' una chiesa ad aula unica, con copertura a botte, scandita da archi trasversi poggianti su pilastri rettangolari.
L'altare di S. Giuseppe fu costruito nel 1725 e vi posta la pala raffigurante il medesimo santo, venduta nel 1716 da Armando Zadei (Galli, p.93).
Sulla parete sinistra è dipinta questa iscrizione: DEI OMNIPOTENTIS GRATIA MIRAQVE SOLLICITVDINE ET PATROCINIO R. PATRIS FRANCISCI ARRGHI CAPVCINI E DESENTIANO CONFRATERNITAS HAEC AD ALMAE VERBIS ARCHICONFRATERNITATEM AGGREGATIONEM MIRIFICE OBTINVIT SEPTIMO IDVUS IULII ANNO MDCLXII SICQUVE DECORATI CONFRATRE AD MAIOREM DEI GLORIAM MONVMENTVM DEVOTIONIS ET DEBITI POSVERE ZENONE DAINESIO ED IACOBO SALODINI ELECTI DIE XIIII AVGVSTI MDCLXIII. Essa, "ricorda come la Compagnia di S. Giovanni decollato, detta pure delle buona morte, esistente in Padenghe venisse per singolar grazia aggregata all'Arciconfraternita di Roma al 9 luglio 1662 per cura del reverendo padre Francesco Arrichi capuccino da Desenzano e che i confratelli vedendosi di simil grazia decorati a maggior gloria di Dio ponessero questo monumento di devozione e di grato animo nel dì 17 agosto dell'anno 1663, essendo eletti Zenone Dainesi e Giacomo Salodini". (Galli, p.91)
Sul pavimento, due epigrafi, la prima delle quali ricorda che Giacomo Maraviglia aspetta la resurrezione della carne dell'anno 1693 (HIC EXPECTAT CARNIS RESSURRECTIONEM JACOBUS MARAVIGLIA AB ANNO 1693); l'altra ricorda come ivi fossero sepolti i confratelli e reca la data del 1796 (D.O.M. ERUM CORPORA HIC NUMANTUR AD RELIQUOS CONFRATRES TUMULANDOS MDCCLXXXXVI).
Sulla parete di sinistra entrando, due finestrelle davano su una cappella buia, costruita nel 1730 per collocarvi sette statue in legno raffiguranti il santo Sepolcro . Esse sono opera di Beniamino Simoni da Brescia, come si ricava da queste notizie riportate dal Galli (pp. 91-94): "Nel 1730 aprile 11 la Compagnia tutta desiderò di far erigere un santo Sepolcro, e nel 1732 gennaio 1 il signor Felice Giacomazzi sborsò troni seicento e settanta, soldi sedici e un mezzo per tal erezione, scosse da diversi benefattori, e dall'esattore della compagnia, ed elemosine, e fu poi benedetto dal molto reverendo don Fiocazini arciprete di Lonato con decreto del vescovato di Verona, qual benedizione fu fatta il 6 aprile detto anno comprese le statue fatte fare da Beniamino Simoni di Brescia".
Le statue lignee, di pregevolissima fattura rappresentano il Cristo, la Madonna, l'ebreo, Giuseppe d'Arimatea, le tre Marie; rimosse di recente dalla cappelletta sono ora in un ripostiglio presso la canonica in attesa di restauro. Più vasta , più raffinata è S. Emiliano di Padenghe anche se per la planimetria, la struttura muraria, il tipo di copertura non presenta diversità con l'oratorio precedente. Ambedue appartengono alla serie di edifici esistenti nella zona alpina del secolo XI e soprattutto del XII, caratterizzati dalla solida compattezza delle murature a conci bene squadrati, dalla semplicità della pianta e dell'alzato, dalla povertà dei motivi decorativi scultorei.
Questo di Padenghe è fra gli edifici più raffinati per il variato uso di conci di colore diverso, che conferisce una nota cromatica tipica dell'architettura romanica veronese, come a questa ci riporta la lavorazione del fregio di archetti pensili che corona l'abside dotata delle monofore modanate.
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