LA ROCCA D’ANFO

Anfo, la sua ragione d’esistere, la sua “vitalità”, la sua fortuna, se si vuole, l’ebbe stret-tamente legata alla sua Rocca (compendio militare esteso su circa 350.000 mq. di rocce precipi-ti sul lago d’Idro (o Eridio. In antico “Brigantinus lacus”). Fortilizio che alcuni dicono esistesse già ai tempi dei Longobardi (ma, in questo caso, sembra più fondata l’ipotesi che fosse ubicata più a Nord del sito attuale, esattamente in corrispon-denza dell’oratorio di s. Antonio) ed esistente prima dei Visconti, la Serenissima repubblica di Venezia lo fece inespugnabile dal 1450 al 1490, con lavori diretti dal co: Gian Francesco Mar-tinengo, “valoroso condottiero e valente ingegnere militare”. Venezia vi mantenne un patrizio con il titolo di provveditore, alle cui dipendenze vi era un capitano, una trentina di soldati e qualche bombardiere. Il presidio militare era soggetto per la milizia al capitano di Brescia e, per la sussistenza, a quel Podestà. Fu testimone del passaggio di milizie spagnole, francesi e tedesche. Nel 1512 venne conquistata dai francesi, che la cedettero dopo breve agli spagnoli; nel 1515 torna sotto Venezia ma, su attacco dei lanzichenecchi del barone von Regendorf (1515) il provveditore Orsato Priuli l’abbandona vilmente. Fu tosto saccheggiata. Nel novem-bre del 1516 accolse l’esercito veneziano liberatore. Anche nel 1640 la guarnigione abbandonerà ignominiosamente la rocca (Il registro comunale dice “la compagnia che è scapata”); il Comune vi manda subito, a proprie spese, 20 uomini e ve li mantiene fin tanto che Venezia provvederà alle esigenze (18.8.1640). Una compagnia ordinaria sarà ripristinata solo nel marzo 1644.
L’ultimo notevole transito di truppe ebbe luogo nel 1701, quando i tedeschi si recarono a Mi-lano per la guerra di Successione spagnola.
Occupata dai soldati di Napoleone nel 1796, questi prima la fece abbattere e poi , su pressione di suoi generali, la fece ricostruire su grandioso progetto dell’ingegnere militare F.J. Didier Lié-dot (il cui progetto rimase incompiuto) e la direzione lavori del generale Chasseloup.
Nel 1814 venne occupata dagli Austriaci che, pérsala durante la guerra di indipendenza (1848-1849), la tennero fino al 29 gennaio 1860, quando la cedettero definitivamente al Regno d’Italia.
Fu base per le milizie garibaldine durante la campagna del 1866 e nelle sue vicinanze (sempre in territorio di Anfo) venne ferito lo stesso Giuseppe Garibaldi (03 luglio 1866, battaglia di monte Suello. Sul luogo esiste ancora un cippo ricordo, nonché l’Ossario che raccoglie i resti dei garibaldini caduti nello scontro).
Dopo le guerre del risorgimento, acquistò maggiore rilevanza strategica per la sua ubicazione, a ridosso del confine con l’Impero austro-ungarico e il governo italiano la munì di nuovi baluardi e di bastioni (“statuto”, sulla strada regia postale; “tirolo” e “rolando” su rocce strapiombanti verso il Trentino). Trascorsa la 1ª guerra mondiale (in previsione della quale, attorno al 1910, venne rinforzata, più in alto, con il Forte di Cima ora e fu realizzata la spettacolare strada “Anfo-Baremo-Maniva”) e spostato al Brennero il confine d’Italia, la sua importanza strategi-ca e militare andò sempre più decadendo (insignificanti le scaramucce del 1945 con i tedeschi in ritirata, di cui è triste ricordo lo “statuto”, parzialmente fatto saltare nell’occasione), tanto che nel 1965 (anno della sua definitiva dismissione) era ridotta ad un deposito di munizioni semi abbandonato, con di stanza solo 8 militari e un maresciallo.
Il compendio (visitabile su autorizzazione della Direzione regionale delle entrate - se-zione di Brescia) offre una escursione entusiasmante sia per la vista delle opere militari vere e proprie che per gli scorci ed i magnifici panorami, che spaziano su tutto il lago d’Idro, le Giu-dicarie inferiori e le Dolomiti del Brenta. Una visita intelligente occupa lo spazio di una buona giornata.