Venuto a mancare lapporto economico della rocca e delle sue milizie, leconomia di Anfo (borgo costretto tra gli erti monti e il lago), sè dovuta rassegnare allattività turistica, fa-vorita -questa- dalla posizione e dallapporto del lago. Nonostante lattrezzatura turistica pressoché inesistente, durante il periodo estivo (aprile/maggio-settembre) la popolazione quasi si decuplica, superando tranquillamente le 3500 presenze giornaliere.
Lapporto principale è dato dai due campeggi. Ma è pure di tutto rispetto il contributo delle cosiddette seconde case (al censimento del 1991 furono rilevati ben 1279 vani non occupati, contro i 390 della popolazione residente). E solare che questo notevole apporto turistico sia supportato sì dalla montagna, ma più che altro è motivato dalla presenza del lago.
Questo nostro lago, dalla sua trasformazione in bacino artificiale per fini idroelettrici (ora Enel spa) e agricoli (pianura bresciana e mantovana, SLI), ebbe vita travagliata assai (per la verità, qualche problema iniziò fin dal 1699, con le lamentele dei Comuni di Anfo e Bagolino per la realizzazione, alla fine del lago - in quel di Idro -, di una travata o diga, come diremmo noi): dalle contestazioni iniziali (primi anni del sec. XX) a quelle degli anni 20, 60 e attuali (ridefi-nizione dei livelli delle acque in vista del rinnovo della concessione).
Il raffreddamento delle acque immesse (il Chiese è quasi sempre in secca perché le sue acque giungono dallAdamello a Storo sempre in condotta forzata, e percorrono lalveo naturale per soli 3 km. prima di immettersi nel bacino), ha mutato le caratteristiche proprie del lago. Carpa e tinca vi si riproducono in casi del tutto eccezionali; la crescita della fauna ittica viene ad esse-re rallentata; sono scomparse le cozze e i granchi; non si vedono più le caratteristiche canne: in compenso sono aumentate a dismisura le alghe, che attualmente creano problemi per la balne-abilità delle acque. I vari scarichi, fognari e non, di tutto il bacino (da Roncone -Tn- a Idro), hanno fatto il resto. Si aggiunga poi che il lago dIdro è un bacino meromittico, per questo linnalzamento del livello delle acque stagnanti del fondo pregiudica non poco la salute e la so-pravvivenza di tutto lo specchio dacqua. Anche le abbondanti nevicate di un tempo, che per differenza termica favorivano il rimescolamento degli strati meno superficiali, sono scomparse anche dalla memoria degli anziani.
(Un notevole risanamento del lago si potrebbe ottenere con una captazione di acqua a mezzo sonda pescante a circa una trentina di mt. di profondità; abbandonando, nel contempo, gli at-tuali prelievi sotto-superficie operati sia dallEnel che dalla SLI).
Sono senzaltro da vedere due delle 4 chiese sparse sul territorio comunale.
La più antica (oratorio di s. Antonio) pare sia sorta sui ruderi di un qualche fortilizio (la Rocca dAnfo pre-storica?) e risalga al sec. XII. Di origini monastiche, ebbe periodi di notevole flori-dezza e splendore sul finire del sec. XV e nei primi anni del secolo successivo, anche per la be-nevolenza (forse non proprio del tutto disinteressata) dei vicini Conti di Lodrone, che avevano acquistato del terreno comunale nella zona e vi avevano costruito un solido fabbricato, sopran-nominato fino ai nostri giorni él palàs (ora suddiviso in 19 piccoli appartamenti). Un ciclo di affreschi riscoperti nel 1967, ritenuti i più importanti dellintera Provincia (Panazza), testimo-niano lo splendore passato. Il suo campanile romanico è ritenuto il più antico di tutta la Valle Sabbia.
Segue, per anzianità, la parrocchiale (dedicata agli apostoli Pietro e Paolo), robusta costruzione dei primi anni del 1500, su edificio preesistente, ampliata nella seconda metà del sec. XVII, venne consacrata dal vescovo di Brescia Maria Giovanni Giorgi il 25 aprile 1670. Il campanile, realizzato solo in granito della zona (380 pietre, si annotò al tempo) nel 1510, è opera di arti-giano di Idro. Laltare maggiore è ornato da una splendida ancona, opera lieve e maestosa del maestro Giovanni Zambelli, intagliatore di bottega e cugino dei Pialorsi di Levrange (i celebrati Boscaì), che incornicia alla perfezione una grande pala di autore ancora non identificato (ma-gnificamente restaurata nel 1996 da Romeo Seccamani da Anfo). Gli fanno degna corona 4 alta-ri (due dei quali con ancone, forse, dello stesso Zambelli e una di Saverio Zeni da Bagolino). Lorgano è del 1705 (forse dei Bonatti), coevo dellancona principale ed ha bella facciata, quasi certamente opera di Giovanni Zambelli. Venne ampiamente rimaneggiato nel 1902 da Giovanni Bianchetti e poi restaurato da Arturo Pedrini nel 1962.
Ora seminascosta dalla vegetazione, domina labitato di Anfo la chiesetta di s. Petronilla, co-struita sul finire del sec. XVI per voto popolare durante la peste del 1577. Napoleone la e-spropriò manu militari. Caduta in rovina e rimasta abbandonata per anni, fu riacquistata dal Demanio e restaurata per voto popolare durante la pestilenza del 1836. Vi si ammirano 3 affreschi di Innocente Rossi, allievo e collaboratore del Trainini, (due dei quali rappresentano le opere più estese che il Rossi abbia realizzato), completati nella primavera del 1998.
Infine, sul cucuzzolo del Dòs da mès, visibile da ogni angolo della vasta conca, a quota 1442, sorge la chiesetta alpina di Barémo. Progettata da Romeo Seccamani, insieme al parroco di An-fo Rutilio Nabacino, fu costruita e ornata da volontari tra il 1966 e il 1975. Il Comitato per le chiesette alpine lha giudicata la più bella e caratteristica di tutte le Alpi centrali italiane.
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