Un vecchio prevallese scomparso da poco, Cesare Baruelli, saggio quanto basta ed instancabilmente attento ed attaccato alla storia del paese, dotato di buona vena poetica e quel tanto di sagacia popolare, volle rappresentare le peculiarità di queste otto contrade, ciascuna centro e periferia del paese allo stesso tempo, con una graziosa filastrocca.

Onchö i ga dìs Prevalle, ona olta Guiù,
ghè miga on centro, ghè òt frassiù
A Quadega ghè i sàc,
a Sèle le sachète,
a Musìna, le siùre poarète

Ad Acquatica in effetti esisteva un florido molino, tutti vi passavano dotati di capienti sacchi; a Celle, dove si stentava maggiormente, anzichè con i sacchi vi si recavano portando... i sacchetti; Mosina era la contrada della Chiesa, molte le case padronali, molte le famiglie possidenti, taluna ormai solo di nome e non più di fatto.

A Nòtega i va aànti co le mìgole
e i contadì i mèt zò le sìgole

Notica viveva del lavoro sulle terre dei proprietari del Palazzo che non erano particolarmente generosi, se la cavavano quando potevano portare al loro desco qualche cipolla

Ghèra na filanda a Basìna
e le fonne le ciapàa en d’on més on chilo de farìna


Bassina, una via della frazione agli inizi del secolo

A chèi de Baderniga de vì gh’en vulìa ‘na dìga
chèe de Masserina iè semper stacc masèr dei siòri de Bassina
chèi de Borlòch i nàa föra cole cavre e coi och.

A Bassina nemmeno la presenza di qualche opificio come una filanda portava grande ricchezza; a Baderniga si ricordavano illustri seguaci dei piaceri di Bacco e a Masserina si guardavano con occhio diffidente i fattori dei ricchi possidenti di Bassina; infine Borgolungo, poco e male irrigata, con terre sassose e adatte solo al pascolo dei pochi animali domestici di una contrada lungi dalle ricchezze e dal benessere.

Il paese ha sempre vissuto lontano dagli eventi importanti e sempre la storia è passata con placida mano riflettendovisi indirettamente ma mai facendo balzare alla ribalta questa comunità.
Il parroco di San Zenone, don Giovanni Bonsignori, famoso nel secolo scorso per aver teorizzato e attuato importantissime innovazioni nel campo della tecnica agraria e al quale è dedicata la via principale del paese, così descriveva questa terra:
“Goglione gode le miti arie dei primi colli che accennano alla barriera Bresciana del Benaco Occidentale.
Molta pace laboriosa in quel paese,
domina la vigna e verdeggiano i pascoli;
i lavori culminano alla vendemmia.
Si vive seguendo le opere e i giorni segnati da un calendario normale”.

Lungo la piana pullulano gli opifici: industrie meccaniche, dei marmi, delle materie plastiche, della lavorazione del legno e del ferro, della carta ed in fine del cemento.
All'interno non si contano più i piccoli ma laboriosi artigiani che operano in tutti i settori.
Questo contrasta non poco con l’immagine tramandata sino a pochi decenni or sono del paese. Una guida di Brescia e Provincia di fine Ottocento definisce Goglione Sopra “paese di carattere affatto rurale e di modesta apparenze... nulla offre meritevole di rimarco” mentre Goglione di Sotto è descritto come un “discreto villaggio di carattere rurale, ma non privo di edifizi moderni”.
Percorrendo le singolari e curiose stradelle che attraversano le frazioni di Prevalle, si scopre che esse conservano numerosi angoli che la quotidiana familiarità non consente di apprezzare nella loro straordinaria varietà e bellezza.